LA CITTA' SCRITTA


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LA CITTA' SCRITTA

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Nata come tesi di dottorato, La città scritta è stata in seguito rielaborata e ampliata in un saggio che affronta il pensiero e l’opera di tre fra i più importanti architetti del secondo Novecento italiano ed europeo: Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti e Aldo Rossi. I loro libri (Il significato della cittàIl territorio dell’architettura e L’architettura della città) e i loro edifici più celebri (il quartiere Gallaratese di Milano, l’Università della Calabria e il cimitero di Modena) sono il materiale di studio alla base del «racconto urbanistico» di Stefano Boeri che, scritto trent’anni or sono, ha poi subìto un lungo e intermittente processo di riscrittura, costantemente caratterizzato, però, da una decisa opposizione all’«ossessione normativa». Come scrive Boeri nell’introduzione: «La città, la città abitata stava sullo sfondo (…). I fenomeni nuovi e vitali che la percorrevano e gli spazi che da questi fenomeni venivano plasmati – e dunque cambiati – erano ancora lontani dalle curiosità dell’Accademia; considerati alla stregua di un brusio distante, perfino fastidioso». Di qui la necessità di esplorare la città invisibile, diversa tanto da quella utopica di Italo Calvino quanto da quella distopica del Superstudio, poiché frutto –sull’esempio del magistero esercitato con grande perizia anche letteraria da Aymonino, Gregotti e Rossi – dell’osservazione della città «come luogo vitale e abitato; (…) come palinsesto di epoche e di simboli; (…) come spazio economico e come luogo di proiezione dell’immaginario collettivo e delle memorie individuali». L’ultima parte del volume è dedicata ai ritratti inediti di altre due figure cruciali dell’urbanistica italiana, quelle di Bernardo Secchi e Giancarlo De Carlo, in un accostamento originale e affatto personale che costituisce soprattutto un omaggio a due modi differenti di leggere e scrivere la città.

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